RAPPRESENTAZIONE del RISCHIO

Da anni il tema del rischio è al centro delle nostre discussioni e il modo in cui i diversi rischi sono percepiti dai singoli cittadini condiziona, nelle società di vecchia industrializzazione o di post-industrializzazione, l’agenda politica, lo sviluppo della legislazione, le strategie industriali. Ci si deve quindi interrogare sul come si formano le diverse percezioni del rischio e sulla rilevanza che lo sviluppo normativo e la pianificazione devono riconoscere alle percezioni più popolari o più appariscenti.

Discarica di SololàÈ però oramai ampiamente risaputo che la percezione del rischio da parte dei cittadini, e dei non esperti di uno specifico settore, non ha molto a che vedere con le stime matematiche dei rischi ottenute dagli esperti di settore. Si generano quindi spesso situazioni di conflitto tra gli esperti di un settore e i ‘non esperti’.

Uno dei casi più eclatanti di discrepanza tra il rischio elevato stimato dagli esperti di settore e l’indifferenza mostrata dalla maggioranza dei cittadini e dai decisori politici è quello dei cambiamenti climatici indotti dalle emissioni di gas climalteranti (gas ad effetto serra) dovute alle attività degli umani: consumi energetici, deforestazione, allevamento di animali, trasporti con mezzi che utilizzano combustibili fossili e via dicendo.

In questo sito ci interessa dare spazio a queste differenze per individuare cosa rende difficile l’individuazione delle soluzioni a diversi tipi di rischi.

Nel libro Conservare il valore propongo che la rappresentazione individuale del rischio sia formata dalla somma degli elementi di giudizio sintetizzati dalla seguente equazione:

RAPPRESENTAZIONE INDIVIDUALE DEL RISCHIO = 

CALCOLO ANALITICO ± (SPIEGAZIONE CULTURALE ± PERCEZIONE PSICOLOGICA)

La spiegazione culturale e la percezione psicologica compongono quella che definisco: l’interpretazione del rischio.
Gli elementi di giudizio possono sommarsi o sottrarsi e solo la composizione complessiva porta ognuno di noi a percepire se la soglia del rischio accettabile è superata o meno.

Con questa equazione sottolineo che la selezione individuale di quali rischi temere non è un processo oggettivo, interpretabile unicamente in termini matematici e scientifici, ma un processo composto anche da elementi sociali e personali. Porsi la (sbagliata) domanda su quale sia il comportamento razionale – cioè quali sarebbero i veri rischi – porta a rispondere che chiunque non abbia il nostro punto di vista, chiunque non componga gli elementi dell’equazione nel nostro stesso modo, è irrazionale.

La domanda da porsi è come mai certi attori scelgono di ignorare la maggioranza dei pericoli che li circonda e interagiscono concentrandosi solo su rischi specifici, da loro selezionati (tra una lista che varia da società a società).