Appartenenza Culturale

Le risposte emotive ai pericoli potenziali, che danno forma e dimensione al risentimento, contribuiscono alla percezione individuale del rischio. Ma se le emozioni aiuteranno ad accettare o rifiutare un rischio dipende da qualcos’altro ancora? La teoria della cognizione culturale offre una spiegazione: è la cultura individuale, la visione del mondo di ogni singola persona che permea di valore o di disprezzo tutte le cose e le azioni, dal possesso di un’arma agli impianti nucleari, dagli impianti di trattamento termico al consumo di carne alla brace, e determina se un individuo reagisce con calma o ansia, timore o ammirazione di fronte ad una cosa o ad una azione. Questa teoria riconosce che «le emozioni non sono scoppi avventati di sentimento ma giudizi di valore formati dalle norme sociali».

La teoria della cognizione culturale ritiene che nella valutazione del rischio le emozioni e l’appartenenza ad un gruppo culturale agiscano di concerto. Questo spiega perché in ogni società le politiche di regolazione del rischio generano conflitti – diversi gruppi culturali vorrebbero difendersi da rischi diversi – e perché i diversi contendenti avanzano le loro posizioni con tale intensità – sono in gioco emozioni profonde e l’appartenenza al prorio gruppo. Centrale è in questo apparato interpretativo la “teoria culturale”. Elaborata originariamente dall’antropologa britannica Mary Douglas.

Dougla Cultural Theory«La versione più sviluppata della teoria culturale assume che in qualunque collettività coesistono diversi tipi di pregiudizi culturali, visioni del mondo che stanno a monte delle scelte quotidiane dei singoli. Ogni pregiudizio culturale è associato ad un tipo di organizzazione sociale stabile, che non potrebbe continuare ad esistere se le proprie fondamenta culturali fossero erose». La teoria individua quattro gruppi, o forme di organizzazione sociale, definiti dal variare di due elementi: “gruppo” e “griglia”, mostrate in figura. In questa descrizione della società, l’importante non è tanto il numero dei gruppi ma il comprendere l’idea della competizione tra le culture: competono per il prestigio, per i membri, per le risorse.